lunedì, dicembre 27, 2010

stereo & surround for dummies THX

La storia del THX e' una di quelle strane.
Mi accorsi della presenza del logo all'incirca negli anni intorno al 95 quando cominciarono a chiedermi degli apparecchi con la FUNZIONE THX.

Quando cercavi di spiegare che non era una funzione se ne andavano arrabbiati.

Poi per forza che gli ignavi hanno fatto la fortuna dei costosi centri commerciali.
Comunque sia c'era una richiesta del simbolo, non era ancora di moda il modo osceno di chiamare un surround 4.0, 5.1 e pippo.filippo.
Cominciavano a chiedere "qualcosa di piu' ma spendendo uguale" cosa quantomeno impossibile, no?

Il THX non e' di per se un'idea malvagia, visto che i cinema spesso suonavano in qualche maniera e le cose di casa non sempre erano eccellenti (ma un wf da 20 e un tw a cupola non lo si negava quasi mai) una certificazione da parte di una major non era un'idea malsana.
L'idea, penso, era quella di un sigillo di qualta': sotto questi standard se e' bollinato non si va.

Bello, no?

Avere la certezza che la roba che compri non sia scoria di vacca e' un desiderio condivisibile.
Se questo poi avviene in maniera facile, vedendo il bollino THX, anziche passando le notti sui fintocataloghi e cercando di sentire dal vero, cosa sempre piu' difficile vista l'avanzata delle grandi aree, parrebbe una cosa molto buona.
In poco tempo pero' il logo apparve anche su apparecchi non propriamente ben suonanti.
Era difficile spiegare perche un ampli Onkio e casse Warfedale non avessero la "funzione" thx quando un orrido cubone la metteva ben in evidenza ad un prezzo nettamente inferiore.
Probabilmente e' successo che il test sugli apparecchi venisse delegato a terzi o concesso sulla fiducia. Una volta concesso a qualcuno un risultato, tipo dare il thx a chi non e' neppure hifi, qualcuno di grosso ha preteso il medesimo trattamento.

Prendiamo questa frase:
In the world of THX Certified speaker systems, a 12-inch or 2×10-inch subwoofers is a minimum requirement.

WoW, come non essere d'accordo! Un bel 30cm con un megamagnetone.... non e' un sollazzo?
Peccato che roba con 8-inch sia certificata!
Ora, un woofer da 20cm puo' fare la sua porca figura specie se alimentato bene e con magari un B4, ma purtroppo anche il resto dell'affare non sembra cosi' performante.
Ad oggi sono meno i prodotti THX pessimi, ma qualcuno rimane.
La domanda e':
Quali sono i parametri che un impianto deve avere?
Quali caratteristiche l'apparecchio singolo?
Il sito thx.com e' assai vuoto, parla di noiose qualita', di coerenze ma senza essere chiarificante...
Pero e' implicita una cosa una cosa: gli apparecchi certificati non mantengono la certificazione se non installati dal personale THX.
THX, al di la delle brutte figure rimane un'idea simpatica.
Quando saranno un pochetto piu' espliciti ne parleremo ancora.
Ad oggi e' stata un'occasione persa.

sabato, dicembre 25, 2010

stereo & surround for dummies Kg e salumi 2/2

continua....
Contemporaneamente stavo imparando a leggere la roba di Bo Arnklit e Renato Giussani sulle casse e cominciavo a sospettare il fatto che non fossero delle resistenze impostate su 8ohm come delle lampadine ma che fossero oggetti piu' complessi.
Gli iniziati commenteranno con un "ma va' che scoperta!" , ma per me allora fu lo schiudersi di un mondo chiamato thiele&small
Le casse, quegli affari sembrava dovessero avere un'impedenza quantomeno bizzarra, di conseguenza gli ampli avrebbero dovuto possedere una buona dose di amperoni selvaggi. Amperoni sicuramente erogati da un'elettronica generosa ma forniti da un alimentatore.

Non me ne rendevo ancora conto nonostante anni di pensieri impuri ma dopo aver letto tonnellate di schemi e spiegazioni sul cosi' perche cosa', sulle casse da connettere a questi schemi, sul perche' era stato usato un esotico mosfet o un hexfet anziche' un banale 3055 da due soldi che era giunto il momento di trasformare in realta' un'elucubrazione durata anni. Nel partire dal trasformatore, di una misura non in commercio, cominciai a calcolarlo per poi avvolgerlo.

Lo schema, sempre usato come base di partenza, parlava della tensione ma non della corrente e iniziai a scartabellare tutti gli schemi che avevo accumulato per cercar consiglio.
Quando non vi erano dati, molto strano poiche' alcuni si rivolgevano a gente principiante che comprava il kit premontato da 30W, fornivano un alimentatore generico. Che cosa avrebbe dovuto acquistare uno (l'acquirente tipo del premontato) che non reggeva un saldatore in mano?
Comunque notai che il trasformatore medio consigliato per un 100Wx2, la misura piu' ambita, era un affare di notevole tensione, -+60V e una corrente da 1 a 3A.
Nuova elettronica, una delle riviste pornografiche, forniva anche case, tasti, lancette e alimentatore.
Per il 30Wx2 addirittura alcuni fornivano un 12V 1A!Mi sembrava strano.
Se avessi attaccato quell'alimentatore consigliato per un ampli da 100W, per godermi il ronzio della 50Hz, DIRETTAMENTE sulle casse da 4 ohm non avrei tirato fuori piu' di 20W prima di far sedere la tensione del trasformatore....

Numble numble. mi dicevo.

L'amico amplificatore deve essere un generatore di tensione ma se l'alimentatore cede con l'aborrita controreazione puo' compensare un po' ma con piu' compensa piu' l'altro si siede.

La controreazione era il diavolo in quell'epoca: tutte le interviste ai vari mark Leviston e relativi gatti descrivevano la fine della fame nel modo e il cessare delle guerre con la semplice eliminazione delle controreazioni. Chissa' se avessero visto i cosi che si sarebbero venduti 30 anni dopo!


Come spesso accade venne l'illuminazione, forse anche in quell'occasione ero sul water ma esisteva gia' il flusso canalizzatore: per fare musica servono Ampere!

Stavano progettando ampli da 10W e io non me ne ero reso conto.
Che ignorante!

Gli ampli autocostruiti per fare vedere che erano economici rispetto al "pronto" non esitavano a mettere alimentatori ridicoli. Cosi' uno dei motivi dell'autocostruzione, l'economia, diveniva bella evidente e l'ampli da 100wattonzi, il desiderio del numero tondo, anziche' costare 600.000lire costava 100.000.
Cosi' il tremendo e poderoso ampli da 100Wattoni veniva equipaggiato da un trasformatorino che a 20W su di una resistenza da 4ohm l'alimentatore urlava pieta' da un pezzo.

Un'ampli da 100W per canale dovra' farlo a 8 come a 4 ohm e se la cassa sara' reattiva, come spesso accade, ci saranno momenti in cui l'impedenza sara' meno o di piu'.
Nel primo caso eroghera' sqrP/R=I 3.5A (x2)

R*I=V all'altoparlante arriveranno 28V, con gli stessi su 4 ohm (se la cassa scende) erogheremo 195W e 7A.
Se dovessimo pensare che a 4ohm ci basta comunque erogare 4 o 5 ampere lasciando sedere l'alimentatore e finendo per erogare 60- 70W circa vorrebbe dire che ci sta bene il fatto che abbiamo appena deformato il segnale d'ingresso. Stiamo distorcendo non di poco visto che in quel momento dovevamo erogare quasi il triplo.
La variazione dell'impedenza di una cassa e' continua e non prevedibile, nel senso che ogni cassa ha la sua, ed e' un mix di condensatori, induttanze e resistenze non note. Alcune casse hanno dei momenti che scendono sotto i 2ohm, altre che si mettono a fare il generatore.

Per avere un ampli da 100W su 8ohm che non si metta a piangere se scende l'impedenza della cassa durante un colpo di bassi dovremmo avere un alimentatore da 200W se non fosse che il rendimento di un classe AB e' circa il 50% e i canali son due l'alimentatore dovrebbe essere da 800VA.
Se non stiamo facendo l'ampli super figo e abbiamo un bel pacco di condensatori possiamo permetterci un grosso sconto, il 30% e comprare un 600VA.
un ulteriore sconto fara' si che avra' peggior risultato con casse difficili: distorsione, bassi mollicci, alti duretti e ruvidi...

Cosi' basta prendere la tabella di un qualsiasi costruttore di trasformatori e leggere i pesi.
50VA 1.1 Kg
100VA 1.7.Kg
200VA 3.2 Kg
300VA 4.5 Kg
500VA 5.9Kg (buono per un 80WX2)
750VA 8.9 Kg (100-110W)
1000VA 10.9Kg
1500VA 12.5 Kg
2000VA 18.0 Kg (come era la storia dei surround da 1000W e 3Kg?)
3000VA 21.2 Kg (e avete bisogno di un contatore nuovo)

A questo va aggiunto ovviamente altro peso per la scatola: avere un trasformatore da 10Kg vuol dire che non si deve sfondare il pannello frontale tutte le volte che lo spostate dalla mensola, no? Allora un altro 10% vanno nel contenitore. Un altro 5-10% vanno nel pre se e' un'integrato, e nei connettori...

Andiamo a verificare:
Se andiamo sul professionale (bassa qualita' ma nervi saldi) e guardiamo l'erogazione continua RMS... SORPRESA!
i conti torneranno!
Il KARMA 60Wx2 pesa 5Kg
il modello PA6500 da 2*275 a 8ohm pesa 19Kg
e il 375Wx2 su 8 (pa 33V) pesa oltre i 24Kg. Costa anche poco 799 euretti: in bridge eroga piu' di 1000W

Il motivo e' semplice: quando si deve fare un progetto di una sala da ballo o di un concerto sappiamo cosa facciamo e se lo spacciatore di ampli ci tira una bufala cinocoreana (1000W che sono 10) solo al momento del montaggio scopriamo di essere stati fregati... perdiamo molti soldi: si ferma la baracca, si devono cercare di corsa altri ampli... e cosi' via. Ovvio che quelle aziende smettono di lavorare.

Anche nell'HiFi seria ma economica i pesi sono quelli, anzi di piu':
Per evitare comiche sedute della tensione spesso si avvolgono trasformatori "duri" che, ovviamente, pesano di piu'.

un rotel 920 AX da 20W del 1996 pesava piu' di 5 Kg
Il nad 3020, quello che ha fatto scoprire l'HiFi low budget negli anni 70 era accreditato di 20W e anche lui era del peso di piu di 5Kg.
il technics del 1991 100W no compromise pesava 25Kg
Technics SU-V7a 90W nel 1982 pesava 10Kg
Technics SU-V6X 100W nel 1983 pesava 11Kg
Technics SU-V8X quello grosso che mi dispiaque vendere era dell'83, sempre 100W (avevo detto che 100 era il desiderio, no?) pesava 13Kg
Il techincs grosso era il finalone se a5 da 120W e quasi 20Kg. Mi e' rimasto in mano solo una settimana....
Il pionerone grosso,nell 1981 era l'A9 2x110W con 16Kg
Il NAD di oggi, 2011, e' dichiarato 40W e pesa 5.6Kg.. la versione da 80W c355bee pesa 11Kg.

Come si vede non e' cambiato molto in 30 anni nel campo dell'economico... 80-100W x2 vuol dire sempre almeno 11Kg.
Visti gli ampli da sbarco e gli ampli Hi fi diamo un occhio a quelli Hi-End.
Quelli insomma che non ci possiamo permettere.

Partiamo dal mio preferito il CLASSE' DR3 da 40W.... 45Kg (si avete letto bene... 1Kg per ogni watt... scalda come una stufetta essendo un classe A)

THRESHOLD S300? 150Wx2 con 30Kg!
ACCUPHASE P-300X? 150Wx2 18Kg.
Nakamichi pa5 (100Wx2) 16Kg
Nakamichi pa5 (150Wx2) 27Kg

Potrei andare avanti all'infinito, il peso dei mostri a stato solido veniva fermato piu' dalle necessita' di trasporto che altro. Alcuni fecero dei finali 2 telai per poter mettere dentro piu' "roba". Comunque senza battere, in peso, mai il DR3, vero monoblocco di rame e ferro.

Rimane vero nel novero delle cose una cosa interessante: gli ampli che erano buoni 20-25 anni fa, come i NAD, i Rotel, alcuni panasonic e pioneer non solo non sfigurano ancora oggi ma fanno anzi un'ottima figura.
Questo vuol dire che i progettisti avevano veramente messo molto dentro a quei progetti e che la gente successivamente non ha richiesto di piu'. O forse non era il caso di andare oltre.

Nei supermercati invece gli utenti sono molto felici di NON avere 1000W perche' 24Kg darebbero fastidio ma l'adesivo 1000W e' bello e vale la fregatura.

Prima che alcuni furbi mi dicano che il loro cinocorea da 9*100 alias 1000W da 4Kg e' tutto un classe D e l'alimentatore e' pwm sappiate 2 cose:
1) alla classe D solitamente stanno MOLTO antipatici gli alimentatori switching. Inoltre se aveste un alimentatore da 1500VA computer like quanto sarebbe grosso?
2) anche se consuma la meta' o QUASI un quarto di un classe AB la classe D ha comunque bisogno di energia: se escono 1000W ne debbono entrare al minimo 1300-1500... no?



Sciura fan 20Kg! le va bene un 300W o le taglio giu' ancora 2 fette?
La mozzarella da 5Watti la incarto insieme o vuole un pacchetto separato?

venerdì, dicembre 24, 2010

stereo & surround for dummies Kg e salumi 1/2

UE' sciura!, mi ha detto 10Kg di ampli?
mi e' venuta giu' un'altra fetta: cosa faccio lascio dieci e due, va bene uguale?

Ultimamente quando parlo di potenze e Kg di ampli mi prendono per rintronato.
Pero', pero....
Tanto peso, tanta energia, tanti watts...
no?




Gli amplificatori audio generalmente non usano alimentatori pwm poiche' generano spurie poi difficili ad abbatersi. se cio' non bastasse essendo un po' lenti a rispondere non amano quei preziosi condensatori presenti vicino agli ampli, non amano passare da 0 a 30A in una frazione di secondo...
Certo gli alimentatori switching si possono progettare anche in versione tosta, ma poi non costano piu come l'alimentatore ECONOMICO ripploso e scorbutico da 50 euri per 500VA di un pc.
Cosi', anche per la facilita' di progettazione, quando un progettista audio Hi-Fi compra un alimentatore da +0-60V e' ovvio che lo faccia guardando il mercato del ferro e rame e non a quello piu economico del silicio. Sostanzialmente rimangono fuori da questo ragionamento gli ampli da auto dove hanno l'obbligo per via della CC.

Vediamo un po' per capire la proporzione Watt>Kg.

Ve la racconto come la vissi:


Quando progettavo ampli, ho iniziato intorno ai 13-14 anni, PENSANDO STUPIDAMENTE DI RISPARMIARE, oltre che ottenere risultati particolari al momento di farli funzionare spesso lasciavano a desiderare. Avevo a disposizione una sala con 20 ampli e 80 casse ma le realizzazioni commerciali anche relativamente economiche come gli ampli technics in newclassA suonavano maledettamente meglio dei miei "cosi".
Il mio orecchio funzionava assai bene ed era allenato: giocavo ad indovinare quale accoppiata ampli casse fosse in funzione al piano inferiore del negozio; gli ampli sulla commutazione erano 3 e quando il suono era buono si restrigeva ad una manciata di casse e un ampli e mezzo. Mezzo perche' alcune casse non gradivano uno dei due.

Il doppio cieco era comunque obbligatorio poiche' mi ero reso conto di essere accondiscendete verso le mie creature costruite spesso con pezzi di recupero.
In parole povere regolarmente i miei ampli venivano derisi da roba che non era certo High End.
Il perche' erano ancora tanti misteri ma uno incombeva su tutti.

Tutti noi autocostruttori pendavamo dalle labbra, dalla carta, delle varie riviste
di elettronica che consigliavano schemi piu' o meno complessi che noi cercavamo di replicare cercando, illusi, di poterli anche migliorare. Nessuno di noi aveva l'ardire, la conoscienza, di partire da zero.

Mi ricordo bene un ragazzo che aveva un conto aperto con lo spacciatore di elettronica piu' vicino, e si mise in testa di realizzare un ampli di "nuova elettronica" dotato di EXFET, mistico componente dalle capacita semi taumaturgiche.
Inutile forse dire che tutto sommato suonava cosi' cosi', ovvero, meno bene di un'ampli commerciale di prezzo simile che oltretutto non sembrava arrivare da una cantina.

Tornai a guardare dopo tutti quei mesi a disegnare gli ampli nella sala d'ascolto e mi resi conto che non preferivo gli ampli grossi perche' erano grossi (il fascino dei watts), ma preferivo gli ampli grossi perche' non erano... piccoli!
Non suonavano come i piccoli anche quando non ci davi dentro.
Il suono degli ampli "grossi" aveva delle eccezioni.
I technics suonavano anche se non erano grossissimi e altri come un Sony da 150W (sempre per canale) non mi piaceva nonostante i Watts, i grandiosi dati del catalogo e la heatpipe tanto reclamizzata ma che ci misi mesi a capire cosa cavolo era: non esisteva wikipedia & internet ed era una cosa nuova quanto inutile per quell'ampli.
Cosa distigueva i grossi pioneer dai medi mal suonanti e perche' l'anno prima anche i medi di pioneer suonavano meglio?
Cominciavo a sospettare che non era la newclassA a definire la bonta' della technics quando un mostriciattolo da 20W entro' in sala: il piccolo NAD non era grosso ma filava. Certo se si doveva fare casino il pionerone grosso era un'altra cosa e il technics enorme da 120Wx 2 era uno sbrodolo e rimaneva superiore anche a bassi volumi... ma costava... Aveva due sexy bellissimi vu meters a lancetta frenata!
il sansui da 60W stava li a guardare incartapecorito e mezzo morto anche se era il primo che anticipava la moda del nero e la manopola della radio girava da sola perche' motorizzata.
Cosa distigueva gli ampli BUONI da quelli cosi' cosi?
Oltre che grossi di numero, ma non sempre, spesso erano grossi anche fisicamente quando suonavano bene!
Anche un'altro affare a mosfet di un'altra rivista che accarezzai bene lavorandoci PER MESI sullo schema (ho sempre avuto un debole per i mosfet, soprattutto non vanno in valanga se fai una stupidata) eliminando tutto l'eliminabile per semplificare, cio' che non esiste sul percorso non puo' rovinare il suono. O almeno cosi' avevamo imparato dal famoso GATTO.
Segue...

martedì, dicembre 21, 2010

stereo & surround for dummies monobars


Molti consumatori, persone e' troppo per loro, si sono accorti che il surround era impegnativo, 5 o piu' casse, relativi cavi da nascondere o murare e altrettanti battibecchi con la moglie che ha visto su merd decor la solita casa giapponese che sembra una stanza d'isolamento.
La voglia di numerini (5.1, 7.1) fa fremere il nostro squallido personaggio alla ricerca di "qualcosa" nomeclato come surround ma scevro dall'installazione complessa. Se poi ha un costo che e' un decimo di cio' che occorre, tanto meglio.
Cosi' e' nata la sound bar, ci schiaffiamo dentro tutti gli altoparlanti e raccontiamo con un po di yadda yadda ualla catalla manga che ricreera' comunque un'immagine non solo sterefonica ma addirittura surround.
Tutti i tecnici audio del pianeta fino a ieri sono fessi?
Quelli che continuano da inchiodare alle pareti 20 casse sono degli ignoranti?

Non penso, e voi?

Lo yadda yadda parla di una serie di cose come la riflessione, quella cosina che porto' 30 anni orsono allo sviluppo delle casse 901 di un cero Amar Bose, di multipath, che si puo' fare solo se le figure di interferenza sono ben conosciute: alias il vostro locale e' presente al cm nel DSP delle bar.
Sostanzialmente le soundbar funzionano sugli stessi principi della sterefonia e surround che tutti ben conosciamo e che raccontano, salvo di tarature noiose e precise, che questo affare e' sostanzialmente MONO.
Visto che la richiesta e' mostruosa anche costruttori relativamente seri o seri, come Polk, Yamaha &c si sono messi a costruire questi affari: dopotutto debbono mangiare.

Ma forse il vero target non e' cosi' male, guardando bene la figura sopra questi sono gli altoparlanti che dovrebbero esserci dentro nel televisore. Alcune marche come Loewe li montano di serie, altre per ragioni di posizionamento (per fare il prezzo basso) si dimenticano dell'esistenza dell'audio.
Cosi' la soundbar ha una sua funzione: ridare l'audio ad un TV sostanzialmente muto.
Meglio mono ma con alti e bassi, e questo e' positivo, ma chiamarlo surround e' triste, no?

sabato, dicembre 18, 2010

fintosOurrondO for dummies 9.2

Fintosourround 9.2
Lo scenario attuale e' bizzarro.
Negli anni il consumatore, alias l'idiota, ha preferito le marche di televisori low cost che hanno sempre piu spinto verso un'abbassamento qualitativo di video e audio. In pratica nei televisori non troviamo neppure l'altoparlante tipico del portatile del 1980 da schiaffare in cucina, pero' e' chiamato stereo, hifi ed altro.
Nelle menti bacate dei consumatori ci si e' convinti del fatto che certi contenuti andavano ascoltati con un impianto surround. Un successo di marketing: dopo aver venduto un tv mal funzionante adesso vendiamo allo stesso peones un impianto che non e' un'impianto ma gli altoparlanti che mancavano prima.
Vediamo qual' e la media di quesi "cosi" chiamati 5.1 (anche 6.1, 7.1)



Innanzitutto partiamo dai 2 satelliti principali, quelli che dovrebbero reggere l'immagine stereofonica. Nel 90% dei casi troviamo un driver a cono intorno ai 6cm.
Gli alti sono gabbati: addio stereofonia = addio surround. Potremmo finire qua, dopotutto siamo gia' sotto a qualsiasi tv hifi del 1985.
I bassi, il satellite, con quella cosa non li puo' fare: suona come una radiolina portatile.
Ok, non abbiamo una stereofonia, non abbiamo gli alti e non abbiamo i bassi.

Definito che abbiamo in mano un'apparecchio MONO con 6 scatolette e nelle prime 2 abbiamo i coni della fisher price cosa saranno mai le altre 4 scatolette?
altre 3 scatolette servono da disporre intorno a noi per avere un'effetto fintorund, visto che non abbiamo dx e sx le altre "casse" non servono a molto. Spesso nelle case le vedi accatastate in fianco alle altre. Chissa' perche le comprano.
Poi abbiamo una scatola con l'etichetta SUBWOOFER. Osserviamo il cosiddetto subwoofer scoprendo che solo un bugiardo piu' definirlo tale. Peccato sia un WOOFER e neppure tanto basso. Il wooferino da 10cm sbianca davanti ai bassi di un radiolone portatile degli anni 80 modello Harlem sulla spalla di un nero che cammina con fare tipico. Siccome i pseudo satelliti non hanno bassi ma solo medie la scatola grossa deve salir ben oltre i 100Hz distruggendo qualsiasi velleita' di stereofonia rimasta.

Abbiamo capito che gli scatolotti vanno meglio come materiale edile che come casse acustiche, ma cosa dire degli ampli forniti assieme?
Guardi la scatola e leggi 600Watt. WoW! 100W per canale, 100W per cassa. Poi ritorni a guardare l'altoparlante della chicco e pensi che se gli arrivano piu' di una diecina di watt fa una brutta fine.
Ti appresti a collegarlo, tiri su le maniche preparandoti allo sforzo di reni, un 600W pesa 15Kg piu' le pistolate, lo branchi e sollevi con forza schizzando all'indietro! Pesa solo 3Kg... 5W per cassa... e tu mentre ancora hai in mano l'amplificatore delle patatine ti chiedi se siano ma esistite le associazioni, i giornalisti e il gran giuri'.

La domanda e':
Perche' comprare 6 o 8 "casse" per ascoltare MALE e in mono quando con solo 2 casse si ascolta in stereofonia senza dover sventrare casa?

mercoledì, dicembre 15, 2010

stereo & surround for dummies 7.0



Per quelli che non sono mai contenti di essere rintronati esiste la possibilità di mettersi in casa degli oggetti nati per regolarizzare la qualità audio nei cinema. Ricordiamoci infatti che nonostante tutte le belle promesse i cinema hanno grossi problemi con l'audio, un grosso locale dove ci sono disposti ovunque degli ascoltatori rende sostanzialmente impossibile fornire la stessa qualità a tutti. Per migliorare un po' le cose nei cinema si usano anche altri canali dall'avvento delle nuove tecnologie rese disponibili dall'azienda leader nel settore: Mr. Ray Dolby.
Il sourround esiste anche con un numero superiore di altoparlanti:
il Dolby Digital porta con sé la codifica del canale posteriore con due segnali
questo vuol dire cinque casse, cinque amplificatori e almeno una dozzina di altoparlanti.
Gli imbecilli chiamano questo 5.0.
La versione estesa porta altre casse, sempre con l'idea di migliorare l'uniformità d'ascolto all'interno di una sala enorme.
Gli imbecilli chiamano questo 7.0.
Ovviamente si tratta di avere 7 casse, 16 altoparlanti, 7 ampli....

E se scoprissero che esiste anche la versione con 13 canali?
E quando scoprono che i dsp di alcune sale comandano indipendentemente 20 casse?
Preparatevi: gli imbecilli vogliono il numero alto: 13.2 sara' il futuro per ascoltare male.

domenica, dicembre 12, 2010

stereo & surround for dummies X.1

Negli anni che furono ci si rese conto che le casse avevano dei limiti. Come ci fu' la moda di taroccare le auto aggiungendo un turbocompressore anche nell'audio giunsero tali manie che si concretizzarono nei supertweter e nei subwoofer.
In realta' la mania si concentro' soprattutto nella parte alta dello spettro, per quella bassa bastava aver comprato una grossa cassa dotata di un bel 20-30cm di woofer, un oggetto ben presente nei cataloghi degli anni '50, ma il tweeter era sempre difficoltoso.
I supertweter con membrana in plasma (non e' un errore erano fatti... d'aria!) o quello di heil a fisarmonica o altre ardite costruzioni con trombe chilometriche rappresentavano il sogno degli appassionati.
Contemporaneamente dei matti producevano subwoofer in grado di scendere a 20Hz o meno usando gruppi di altoparlanti di dimensioni cosmiche, gli rcf da mezzo metro di diametro, o roba ancora piu grande.
Le casse erano spesso le stanze adiacenti...
Mitsubishi realizzo' poi un woofer da 2metri, jbl un woofer a tubo lungo 8 metri.


Questa mania ci porto' un po' belle cose, studi sulla forma delle casse, sulla dispersione delle alte e l'inutilita' di salire oltre i 20KHz se prima non si era guardato all'insieme. Avere casse che producevanono alti a 50.000Hz dettagliati era inutile se a 5000 la distorsione era alta. Cosi' i costosi supertweeter morirono lasciando in eredita' degli ottimi tweeter bensuonanti.


I matti dei subwoofer fecero meno strada, sotto i 20Hz subiscono piu' le finestre che i presenti, ma ci si rese conto nello sperimentare che l'orecchio sotto certe frequenze (e' piu' complessa e contorta ma prendetela per buona) e' MONO, non essendo in grado di distinguere da che parte proviene il suono. Questo avviene sotto i 120Hz.
Nel frattempo l'HiFi cominciava ad essere utilizzata da chi non ha gli spazi, una sala per la musica, per mettere una coppia di Tannoy, 140Kg cadauna per un ingombro da lavatrice e costo automobilistico, e il posizionamento delle casse diviene importante non potendo spostare casa per degli altoparlanti. Cosi' nascono i subwoofer moderni, come le canton plusS+C (rimaste in commercio 20 anni almeno) e le jbl control 5.
Sostanzialmente si prendono delle casse da scaffale dotate di un woofer ma non troppo grande e quando comincia ad entrare in crisi un subwoofer da 30cm prosegue l'opera.

Il vantaggio e' ovvio: minor impatto estetico e la maneggevolezza delle casse principali, chiamate satelliti, permettono un miglior posizionamento, di conseguenza, un miglior suono.
Ancora una volta appare la posizione delle casse.
Alcuni dicono che due casse full range suonano nettamente meglio di 2 satelliti con un sub, e' probabilmente vero che una cassa come una tannoy westmister, una everest JBL, una irsV infinity, o una molto meno esagitata canton o indianaline possano suonare meglio di un subwoofer e satelliti di pari prezzo ma sono oggetti ingombranti da sistemare alla perfezione.
Posizionare casse alte piu' di un metro nel luogo corretto per l'ascolto puo' essere difficoltoso o impossibile in una casa che non sia versailes: una cassa mal posizionata deforma l'immagine stereofonica: in una parola suona PEGGIO.

Perche' tutto funzioni come deve i satelliti debbono avere un buon tweeter, altrimenti e' tutto inutile, un woofer decoroso che scenda allegramente sotto i 100Hz. Il subwoofer per non essere integrato nella cassa non puo' emettere sopra i 120Hz altrimenti ci rovinera' l'eventale stereofonia.
Il taglio di frequenza solitamente e' fatto passivamente ma alcune volte si usa un ampli separato per il sub per usare un Xover attivo. Questo e' utile per adattare un sub ad una coppia di casse diversa da quella di origine o per aumentarne la dinamica.
Dal discorso fatto e' chiaro che un subwoofer accompagna una coppia di woofer e un paio di tweeter almeno.

Gli imbecilli chiamano questo 2.1, 3.1, 4.1, 5.1, 6.1.....

giovedì, dicembre 09, 2010

stereo & surround for dummies 4.0


Per anni ci furono personaggi che volevano aggiungere casse a ripetizione, con un poco successo nel vinile e nelle audiocassette senza fine (stereo8).
Già, tutto sommato noi ascoltiamo e giudichiamo la direzione del suono attraverso sole due orecchie, attraverso quelle ed ai ritardi e cancellazioni generati dalla forma stessa dell'orecchio esterno riusciamo a percepire anche quando suono proviene dietro di noi
così, nonostante le numerose proposte, l'uso di più di due casse rimase nel limbo. Molte complicazioni ma poca miglioria.
La questione si risvegliò in un'accezione non direttamente collegata al mondo della musica ma dal mondo della celluloide.

Per aumentare l'immersione dello spettatore misero un canale posteriore per giustificare quelle scene in cui l'azione parte non dall'azione del personaggio sullo schermo ma da ciò che quest'ultimo sta vedendo e che si svolge alle spalle del pubblico.

Sempre nel 1976 aggiunsero anche il canale voci: si era già notato che una disposizione non perfetta degli altoparlanti poteva generare un'incoerenza della scena acustica. Questo era relativamente dannoso per lo sfondo audio in generale ma tremendo per il fluttuare dei dialoghi. Bisogna ricordare infatti la dimensione del teatro dove viene proiettato il film: se si limitasse il pubblico alla sola zona della coerenza stereofonica il 90% delle poltrone dovrebbe rimanere vuoto. Dobbiamo infatti ricordare che il posizionamento degli altoparlanti rispetto all'ascoltatore per la definizione della scena e' importante.


Aggiungendo l'altoparlante in mezzo allo schermo si inchiodava una volta per tutte lo scambio di battute in una zona più o meno centrale del telone. La complessità comincia a diventare notevole: cinque casse, almeno 8 altoparlanti, meglio 13, quattro amplificatori, un dsp e una linea di ritardo.

L'istallazione di questo oggetto in casa non è facile, non solo per la grande quantità di fili, ma anche per la necessità di una taratura del ritardo, del guadagno degli amplificatori e della locazione delle casse.
In particolar modo sbagliare la disposizione di una cassa o la sua taratura equivale ottenere un risultato bizzarro, una riproduzione del suono inferiore alla banale stereofonia.
Sostanzialmente se non si intende investire una giusta quantità di danaro lasciate perdere.

Questo non è altro che il dolby sourround.
Gli imbecilli chiamano questo 4.0 e lo confondono con il 5.0 .
Gli imbecilli (umani 0.13, sono sempre in beta) si arrabbiano quando ascoltando un disco funzionano solo due casse su 5.

Si noti bene: questa configurazione e' un'estensione della stereofonia, se dal punto di vista della stereofonia avete delle pecche, ovverosia le 2 casse principali lasciano a desiderare, forse sarebbe interessante considerare di non comprare 3/4 di un'attrezzatura scadente ed investire sul nocciolo: 2 casse e 2 ampli. Il costo di un surround e' circa il doppio della stereofonia a cui bisogna aggiungere il processore e il costo dell'installazione che non e' assolutamente banale. Sostanzialmente il triplo.

E' inutile avere 5 casse se poi il suono e' evanescente e peggiore di una fonovaligia mono.
Certo che avendo lo spazio necessario per posizionare PRECISAMENTE le casse e i cavi per casa nonche' un 3000 euretti da spendere rimane assai piacevole ascoltare la precisione con cui sono fatte le colonne sonore dei film.
Alcune sono meravigliose.

lunedì, dicembre 06, 2010

stereo & surround for dummies 2.0

La stereofonia permette di superare il problema dell'impianto monofonico donando ariosità e localizzazione spaziale alla scena acustica.

Il concetto di base parte dal presupposto che le nostre orecchie sono due, e due saranno i canali che porteranno l'informazione a queste ultime.
La stereofonia permette, su di un impianto ben costruito e correttamente installato, la percezione tridimensionale del suono proveniente frontalmente a noi o fuori campo.
Per fare ciò è necessario che le casse acustiche siano posizionate più o meno alla quota delle nostre orecchie con un diffusore sulla sinistra dell'ascoltatore e un diffusore sulla destra dell'ascoltatore, distanti tra loro almeno un metro e mezzo, rivolti verso l'ascoltatore e disposti a triangolo isoscele con l'ascoltatore al vertice in modo da formare un angolo al vertice di circa 90 gradi.


Questo che piaccia al consumatore o meno e' ancora il sistema migliore per ascoltare musica e sicuramente il migliore anche per vedere i film se dedicate al budget audio meno di 700 euretti.

Il tutto è molto semplice: due amplificatori, quattro (o sei) altoparlanti e due casse.
Gli imbecilli chiamano questa disposizione 2.0
Si noti bene che in questa configurazione rimangono valide tutte le considerazioni fatte per la cassa MONO: se uso un altoparlante singolo, un largabanda, avro' comunque un suono da fonovaligia e la stereofonia andra' a donnine.

venerdì, dicembre 03, 2010

stereo & surround for dummies 1.0

stereo & surround for dummies parte 1


Ultimamente, non si capisce perché, si folleggia allegramente su casse buffe e si continua a utilizzare spesso una parola, subwoofer, in continuazione, a sproposito,  come se fosse la soluzione a tutti problemi.
In realtà l'uso di un altoparlante anziché un altro è dettato da un preciso progetto, così come mettendo un  alettone su di una Panda non diventerà mai una formula uno chiamare subwoofer un altoparlante scalcinato da radiolina non ci donerà un gran suono.

Partiamo innanzitutto da quando gli altoparlanti erano mono.
Da subito si è notato che un singolo altoparlante (un largabanda) non poteva coprire l'intera gamma udibile. Per questo motivo qualsiasi uso che non sia di bassissima qualità come potrebbe essere un mangiadischi, le radioline, il telefono o il beep del pc non può che essere equipaggiato almeno da secondo driver, un tweeter (un altoparlante specializzato per le alte frequenze) e un largabanda.








La parte alta dello spettro è quella che ci porta più informazioni per quanto riguarda la localizzazione e la precisione del suono. Un attacco di batteria senza un'adeguata quantità di alti diverrebbe molto gommoso e meno aggressivo. Degli alti pessimi inficiano tutto il nostro messaggio audio.



Ecco perche se un woofer (un altoparlante specializzato per le basse frequenze) e' sempre e sostanzialmente un cono da piu' di 50 anni   i tweeter sono stati prodotti con cupole, coni, nastri, fisarmoniche, fiamme, ogive, origami e quanto altro veniva in mente per migliorare.
L' altoparlante a due vie, un tweeter e un woofer,  è sempre stato considerato un buon compromesso fra la complessità e il risultato. Poca spesa tanta resa.
Nell'alta fedeltà molto utilizzato e' anche il sistema a tre vie: a fronte di una certa complessità il risultato è molto interessante, in particolar modo quando il woofer e' bello grosso fa fatica a salire. un tweeter, un midrange (un altoparlante specializzato per le medie) e un woofer.



Frazionamenti con un numero di vie maggiore hanno tendenza ad avere effetti collaterali non sempre controllabili o costi notevoli non sempre giustificati.
Ricapitolando: un impianto monofonico può suonare molto bene ma mancherà di dimensionalità: sembrerà che tutti gli strumenti provengano all'incirca dallo stesso punto.








Il suono di qualita' idonea alla musica comunque sara' prodotto da almeno 2 altoparlanti e questo non e' un segreto dal 1950.