domenica, aprile 26, 2009

ampollarum III- classe D

Si parla di roba squisitamente a transistor.... Perche la equiparo alle valvole?
Vediamo:

La ventata di libidine folle dei classe D e' finalmente finita...

Ma cos'erano?

Gia', ne hanno parlato in tanti ma pochi in realtà ha capito che cos'erano.

Vediamo di ricapitolare cosa sono le classi di funzionamento. Speriamo che qualcuno non ne abbia male di queste esemplificazioni eccessive.

La classe B consiste in un transistor, o qualsivoglia semiconduttore, in cui a riposo è sostanzialmente fermo. Questo vuol dire che quando dovrà erogare potenza nel passaggio per lo zero il transistor si spegnerà e si riaccenderà solo con un piccolo ritardo. Questa classe possiede un ottimo rendimento ma purtroppo una qualità tutt'altro che elevata.

La classe A è considerata da molti il massimo poiché il transistor non vanno mai a riposo ma il difetto consiste nel avere un amplificatore ottimo per le serate invernali o per cuocere le uova visto il notevole consumo energetico.

La soluzione per la maggior parte di amplificatori consiste nel polarizzare i finali in classe AB, una via di mezzo quindi, nella quale una piccola tensione viene comunque sempre applicata per evitare lo spegnimento dei transistor durante il passaggio sullo zero.

Da qualche anno gli alimentatori, per esempio sono tutti così quelli dei computer, anziché usare la strategia del rubinetto per dosare l'energia usano quella dell'interruttore. Se devo far passare tanta energia accenderò a spegnerò migliaia di volte l'interruttore di seguito. Se mediamente l'avrò tenuto più acceso la tensione salirà altrimenti sarà il contrario. Queste alimentatori vengono chiamati switching o pwm. Visto che gli alimentatori e gli amplificatori sono molto simili a qualcuno è venuta l'idea di applicare lo stesso concetto anche nel mondo dell'audio ed ha inventato la classe D. Per anni è rimasta poco più che una curiosità poi è successo che qualcuno si è accorto di questi piccoli mostri. In particolare quelli di una determinata marca sono stati chiamati amplificatori classe T ma noi, che sappiamo la storiella, li continueremo chiamare da maniera corretta: CLASSE D. Dopotutto la differenza nel dittering non cambia la sostanza.

Sostanzialmente è successo quello che era capitato con i valvolari negli anni 80: qualcuno aveva messo insieme dei giocattoli che suonavano incredibilmente bene, per essere dei giocattoli.
In particolare una serie di amplificatori sotto i € 100 in contenitore plastico aveva lasciato tante orecchie stupite.
In realtà la storia racconta sempre la medesima cosa: si era preso qualcosa di funzionante, un piccolo chip, si era dotato di un montaggio di alta qualità ed il prezzo era rimasto maledettamente basso e le dimensioni schifosamente contenute per via dell'elevatissimo rendimento della classe.
Utilizzando il 95% dell'energia prodotta dall'alimentatore quest'ultimo poteva essere meno della metà di un amplificatore tradizionale ed è comunque stupefacente vedere un oggetto grande con un telefono cellulare collegato ad un alimentatore relativamente modesto fare la voce così grossa.
Fiumi di inchiostro, anche sulle riviste specializzate, sono stati spesi sulla qualita' di questi chip, che di veramente buono hanno una grande potenza erogata.


Poi, così com'è iniziata, improvvisamente, è quasi finita la follia.

Ci si è resi conto che tutto sommato un amplificatore completo in un contenitore normale cominciava a costare una cifra tutto sommato vicino a quella di un amplificatore vero e si è cominciato a notare che pur suonando molto bene forse forse il vecchio amplificatore analogico era meglio e poteva raggiungere potenze decisamente superiori senza avere una serie di effetti collaterali.
Gia', la grande efficienza permette ad un alimentatore idoneo ad un 20W in classe AB di buttarne fuori quasi il doppio.... ma all'aumentare delle potenze le grandi forze in gioco, ricordiamoci che stiamo parlando di onde quadre, chiedono un pegno di generazione di RF non facilmente eliminabile: la qualita' viene a trovarsi pesantemente abbassata dal rumore.

Anche questa volta, come successo per le valvole, ci ha lasciato un'eredità.
Quando la complessità è veramente notevole e si hanno mezzi per poterla dominare il risultato è interessante, tanto interessante che oggi questo tipo di amplificatori viene regolarmente utilizzato dove serve potenza a basso prezzo con grande efficienza come ad esempio nei subwoofer nelle automobili o in molti radioloni che prima erano veramente conciati male ed oggi possono suonare un pochino meglio.

La classe D e' destinata a rimanere fra noi ma non come ALTA fedelta'.

martedì, aprile 21, 2009

Ampollarum II



Ampollarum II

Dopo le differenze storiche che influirono sulla progettazione esistono anche delle differenze specifiche fra i componenti a stato solido e le valvole.



Microfonicita'.
Le valvole sono componenti assemblate da altre parti di dimensioni discrete. Questo vuol dire che tutte le parti della valvola non sono fissate in maniera immobile ma tendono, se sollecitate, a muoversi. L' effetto collaterale di questa mobilità consiste nel fatto che le caratteristiche fisiche del componente cambiano se viene mosso in qualche maniera. Questo difetto può manifestarsi in maniera più o meno accentuata a seconda della posizione dell'amplificatore nel nostro ambiente. In sostanza se posto nelle immediate vicinanze delle casse parte del suono rientrerà come attraverso un microfono all'interno dell'ampli introducendo un segnale che assolutamente non desideriamo.

Potenza
Le valvole per uso hifi non sono solitamente di grande potenza: i 50Wattonzi (rms thd 0.01 continui iec) sono tutto sommato una rarita',
La potenza di un ampli è sostanzialmente dato dalla quantità di energia che in grado di erogare il suo alimentatore e di quanta di quest'energia finisce poi alle casse.
L'alimentatore è la parte più costosa di un amplificatore moderno. Negli ampli a valvole e' necessario un avvolgimento in bassa tensione per il riscaldamento ed uno per l'alimentazione vera e propria. con un aumento di costi.
Inoltre le basse potenze disponibili pongono spesso il progettista a tirare le valvole allo spasimo finendo per fornire una durata molto limitata a quest'ultime e/o alla continua necessita' di regolare il bias




Clipping
gli amanti del suono valvolari citano spesso questo vocabolo come giustificazione della differenza di suono tra gli ampli è stato solido e quelli fatti con le ampolle.
Forse costoro dimenticano che cosa significa il clipping!
Quando un ampli è chiamato ad erogare una potenza superiore a quella massima possibile l'erogazione cessa improvvisamente di salire e si stabilisce su quella soglia. Un po'come dire che se chiedo 100 W ad un ampli da 90 da questo continuano uscirne 90. Se gliene chiedo 200 continuerà a a tirarne fuori 90.
Negli amplificatori a transistor questa fermata è brusca ed assomiglia sull' oscilloscopio ad un'onda quadra. Nelle valvole, per tutta una serie di problematiche, la fermata è meno brusca.
Per questo motivo viene considerata più gradevole la distorsione introdotta da una valvola in saturazione che di un transistor.
Ma forse c'è qualcosa di sbagliato. La distorsione creatasi è comunque distorsione, un allontanamento dal segnale originario, una diminuzione di fedeltà, un'imprecisione e la tendenza a bruciare dei tweeter.
Questa differenziazione poteva essere interessante quando le amplificazioni non superavano i 3 o 4 W, la distorsione era lì in agguato e qualsiasi volume di ascolto portava con sé una grande quantità di clipping.
Oggi questa questione è un dibattimento assurdo: se l'amplificatore clippa si puo' comprarne uno più grosso. Un amplificatore anche peggiore ma in grado di erogare tutta la potenza di cui abbiamo necessità compirà comunque un lavoro migliore.
E questo il motivo per cui all'inizio degli anni 70 delle caratteristiche più richieste era la potenza, potenza che era necessaria, che 10/15 anni prima non esisteva.
Oggi che il raggiungimento di quella ventina di watt obbligatori per un uso ad alta fedeltà non è più una chimera, e se vogliamo qualcosa di abbondante come un centinaio di watt con l'elettronica moderna non è più un valore così strano e parlare di amplificatori che vanno in saturazione in continuazione e' quantomeno assurdo.

Alcuni parlano anche di velocità di risalita, o altre esoterate della valvola come se fosse una cosa unica in possesso di codesti oggetti. Vale forse la pena ricordare che per uso casalingo le valvole in regolare produzione utilizzabili sono poco più che una decina mentre solo i transistor nomenclati in maniera standard assommano a qualche decina di migliaia e fra questi ci sono dei campioni che possono trattare dei segnali a velocità tali per cui diviene importante persino la lunghezza della saldatura, figuriamoci cosa potrebbe fare una valvola ne stesse situazioni con i suoi piedoni. Ai transistor propriamente detti possiamo aggiungere qualche centinaio di campioni dei pesi massimi chiamati hexfet, mosfet, j-fet e svariati chip.



Ma la cosa più fastidiosa, quella più tipica, quella che REALMENTE cambia il suono dell'ampli, una di quelle che innalza il costo di un amplificatore a valvole decente oltre alla cifra che noi vorremmo spendere si chiama trasformatore di impedenza.
La valvola esce con alte tensioni e piccole correnti.
Per gli altoparlanti moderni serve il contrario.
Che fortuna, vero?
per ovviare a questo problema su utilizza un trasformatore.
Si noti che tutto il suono entrera' nel trasformatore come elettricita' incanalato in una "bobina", verra' trasformato in flusso magnetico che girera' nel ferro, ed uscira' come elettricita uscendo da un'altra bobina.
Questo giro di giostra assai laborioso ha una problematica chiamata ferro. Il ferro va benone se noi intendiamo trasportare un segnale sempre simile se stesso, una sinusoide per esempio come quella che alimenta i nostri lampadari, altrimenti una piccola problematica chiamata curva di premagnetizzazione ci fa scoprire che quel ferro, sebbene trattato in tutte le maniere possibili conosciute, ci pone il problema del fatto che restituirà non lo stesso segnale in ingresso ma un qualcosa di diverso appiattito, inclinato o tirato su a seconda di un apparente caso. Una parziale soluzione è di utilizzare un trasformatore decisamente superiore a quello che sarebbe necessario, così facendo questo il componente più costoso dell' amplificazione a valvole.

Esisterebbe una scappatoia al trasformatore d'uscita e quindi ai disastri che esso compie: i valvolari in configurazione OTL. Il difetto consiste nella difficolta' progettuale: un cantinaro qualsiasi, come la maggior parte dei proponenti di apparecchi a valvole, non e' in grado di assicurare la necessaria progettazione ed il conseguente montaggio. Quelli che funzionano veramente sono di un piccolo pugno di aziende che chiedono il costo di un'autovettura di rappresentanza... Oltretutto quando spendo 25.000 euro di ampli siamo proprio sicuri che sia il massimo? Se anche solo mi viene il dubbio del contrario?


Questo giro turistico ci ha praticamente descritto una realtà:
l' amplificatore a valvole può suonare anche ottimamente, se non fosse per il trasformatore di uscita, in maniera identica ad un amplificatore a stato solido.
Esiste però una differenza molto importante! Per ottenere lo stesso tipo di suono occorre spendere almeno il quadruplo. L' alimentazione dovrà essere più generosa, il trasformatore di uscita costerà come una seconda ed una terza alimentazione e le valvole dovranno essere dimensionate generosamente per evitare la fine precoce.
Con un migliaio di euro si comprano ottimi amplificatori a stato solido, macchine che assolutamente sono eccellenti sotto tutti i profili. Si può trovare anche qualcosa di molto buono spendendo la metà.
Non vedo perché per ottenere le stesse prestazioni io debba spendere cifre nell'ambito di 3 o € 4000 necessari per ottenere le stesse performance ma con l' optional incluso dello snobismo.

Oltretutto con quella cifra posso anche pensare di fare una cosa ancora più snob, SNOOBBISSIMA che con
le valvole mi viene male da pensare: un amplificatore in classe A pura a FET (http://www.q-lectronic.com/classe.html).... un vero scaldino per orsi polari!

giovedì, aprile 16, 2009

Ampollarum I






le valvole, dopo un periodo di oblio (anni '70) hanno fatto il loro rientro nel mercato dell'HiFi.
Da allora i sostenitori della superiorità delle valvole e gli amanti dei transistors si picchiano dandosi l'un l'altro degli infedeli, degli ignoranti e quan'altro, usando clave verbali, pagine di giornale e nuove armi internettiane.
Il popolino va sempre a cercare lo scontro frontale tra fazioni opposte: valvole contro transistors, MacOS contro Win+NT, canon contro nikon (e se la migliore fosse minolta?), Coppi e Bartali per non parlare del calcio.
ma santa pazienza.
La religione non dovrebbe mischiarsi con le questioni tecniche, no?

La domanda se e' meglio un ampli valvolare od uno a stato solido e' lecita.
Meno lecite sono le risposte che spesso si danno.

Ma forse e' meglio chiedersi perche' l'evoluzione ha fatto si che le valvole prima siano scomparse e perche' siano ancora fra di noi. La prima risposta e' abbastanza ovvia, qualsiasi evoluzionista sa' che la risposta e' che le cose scompaiono perche la competizione finisce male per qualcuno e meglio per altri.
Ma la rinascita? La risposta e' ancora una volta nel confronti bislacchi.

Andiamo per ordine.

Premesse:
1) un buon apparecchio HiFi dovrebbe essere in grado di suonar bene un po' tutta la Musica, senza preferenze. Quando raccontano che tale apparecchio e' per un determinato tipo di musica vuol dire che funziona MALE. Spesso affari mezzi morti venivano venduti per la classica, certo che poi un bel brano con del BEI timpani o i miaglolii della serenata per gatti vedano sprofondare qualche parte del cifone malfatto.

2) un buon AMPLI HiFi dovrebbe essere in grado interfacciare bene un po' tutte le casse, poiche' se ve ne sono di rognose come le ottime canton o per bene come le JBL, molte casse hanno una variazione d'impedenza importante.

3) buon AMPLI HiFi deve figurare discretamente nelle misure. Queste sono state piu' volte colpevolizzate da protointenditori che dopo aver notato che ampli ottimi sotto alcune misure suonavano male... coglievano la palla al balzo decretando che le misure, TUTTE e senza scampo, non servivano a nulla per poter vendere bidoni che mai avrebbero ben figurato nei test.
In realta' negli anni 70 si era puntato tutto sulla misurazione di cio' che mancava: la potenza, la linearita', la distorsione. Si erano così create delle misure facili da utilizzare per poter velocemente dare una dimensione a queste cose. All'inizio degli anni 80 queste procedure di misurazione erano state portate come "verità rivelata" allo spasimo. Un ampli era buono solo se aveva certi numeri molto grossi ed altri molto piccoli. La stessa cosa che sta capitando oggi con i pixel delle macchine fotografiche. Nulla di nuovo sotto questo sole.
Ovviamente i costruttori avevano seguito il pubblico nel presentare ampli, soprattutto nella fascia economica, che ottemperassero queste richieste. Costruito NON per ascoltare musica ma per essere ottimo sotto LA misura in voga. Il risultato fu di trovare molti amplificatori che suonavano molto male nonostante avessero molti watt e poca distorsione nelle condizioni di test.
Le misure, come tante altre cose, vanno interpretate. Il numero in se non vuole dire nulla.... tranne forse il 42.

4) semplicità e complicazione. Un progetto complesso non è necessariamente complicato lo diviene quando la capacità progettuale del team di sviluppo viene sorpassata dalla capacità necessaria a metterlo a punto.
Non è un giro di parole. Ciò che voglio dire è che spesso si è giudicato un amplificatore sulla base della sua complicazione ovvero delle caratteristiche mostrate. Se per mettere a punto un oggetto composto di poche parti è necessaria una competenza relativamente modesta quando l'oggetto diviene molto diverso le capacità necessarie sono completamente diverse.
Per questo motivo fino agli anni 70 di amplificatori erano solitamente di un paio di stadi, avevano pochi componenti, anche meno di 10, e le formule matematiche per descriverli erano agli inizi. Negli anni 80 ci si è trovati con amplificatori dotati di molti stadi e magari un centinaio di componenti. La capacità di far funzionare un oggetto del genere è tutt'altro che banale.






Chi ha capito le frasi di cui sopra, principalmente storiche, forse ha già sospettato, addirittura compreso, dove sto andando a parare. Non sono state motivazioni tecniche ma di consuetudine ciò che ha permesso la rinascita delle valvole.


Se andiamo a vedere gli schemi delle amplificazione valvole vedremo che tipicamente consistono, per ogni canale, di una sola coppia di componenti attivi: il pilota ed il finale. Questa configurazione è tipica anche della prima generazione di amplificatori a transistor. La motivazione di questa scelta è molto semplice: da un lato è una scelta di carattere economico, ricordiamo che all'inizio i componenti attivi erano assai costosi, dall'altro questo tipo di schema non permette molte variazioni sul tema e salvo stranezze si può tentarne la costruzione partendo da valori base già sperimentati e andando a tentoni provare di farlo funzionare in maniera ottimale. Per questo motivo molti autocostruttori hanno scelto di cimentarsi con le valvole.
L'effetto negativo del utilizzare una componentistica così ridotta all'osso consiste, com'è ovvio, di non poter avere delle prestazioni particolarmente elevate.

Così sostanzialmente è successo questo:
mentre le amplificazioni a transistor andavano verso una complicazione sempre più fine a se stessa e necessaria per il nascente consumatore (alias idiota) lettore di numerini, qualche cantinaro, utilizzando vecchi schemi, mise insieme dei piccoli amplificatori dal suono assolutamente interessante... se visto in quell'ambito.
Il confronto fra attrezzi dal costo non alto e ottimi numeri ma suono cosi' cosi' contro oggetti decisamente snob e demodè, dalla potenza ridotta ma da un suono discreto fece scalpore.
Da questo scontro sono nate molte scuole in antitesi fra loro:

I costruttori di amplificatori a stato solido hanno imparato parte della lezione, in molti casi sono divenuti molto più semplici ma con un suono migliore. Questa e' la vera eredita' delle valvole. basti vedere lo schema di un ampli di fascia alta oggi.

Ancora, altri costruttottori di roba a transistor hanno abbandonato la questione della potenza a tutti i costi, ormai se non aveva almeno 100W non era buono, e hanno prodotto oggetti dal costo molto basso ma assolutamente squisiti come rotel e NAD, per citare un paio di semplici 20W dotati dei piu' banali finali che la storia ricordi i 2n3055.

Alcuni grandi case cavalcando l'onda delle ampolle hanno presentato amplificatori complessi come i migliori a transistor riuscendo a cavare un suono decisamente buono ma ottenuto ad un prezzo decisamente da nababbi. Per esempio l'acoustic research. Questa cosa ha spinto le quotazioni della valvole in se verso l'alto, e' la storia dei lemming. Se costa deve essere buono, per estensione le valvole sono tutte buone.

Altre strade hanno portato a una complessità eccezionale, come la tecnologia ACE BASS, dai risultati straordinariamente buoni. Ma questo è stato possibile solo grazie a capacità progettuale decisamente fuori del comune e i componenti a stato solido. Un obbiettivo impossibile da ottenere con le valvole.

Nel frattempo la qualità media dell' oggetto amplificatore è andata sempre più calando poiché la gran parte della popolazione si è disinteressata dell'epopea del buon ascolto di in favore del tanto al chilo. Nuova situazione idonea per il riaffermarsi del ben costruito.


Come esempio del fatto che il suono va paragonato a qualcosa di di buono per definirlo ottimo: alla fine degli anni 80 costruii un amplificatore su chip (tda2008) in classe B (bleah!) da 6W pontato (16Watt) che stupi' parecchia gente. Il tda 2008, poca spesa tanta resa, alimentato generosamente e montato in confezione bizzarra ma curata suonava discretamente SE PARAGONATO a molti altri ampli da auto dichiarati da 100 o 200W ma dotati di survoltori decisamente MAL progettati ed installati peggio da sedicenti elettrauto. In soldoni non e' che il mio ampli andasse bene, anzi, ma rispetto ad un cinesone dai grossi numeri era una favola.

Lo stesso successe agli ampli valvolari: stupirono non perche' eccezionali ma perche', tutto sommato, non suonavano male e comunque meglio di realizzazioni poco curate sul fronte del suono.

lunedì, aprile 13, 2009

ECCCologia!



Alla radio, su alcuni blog e in altri luoghi ho sentito dare grande risalto a questa stupidata come il massimo dell'ecologia.
In bici seriamente dubito che possa entrare in funzione, la cara e vecchia dinamo e' tutta un'altra cosa.
In moto.... dove pesate che prenda l'energia l'elica se non dal contenuto del vostro serbatoio?
Possiamo considerare un caricabatteria A BENZINA per il telefonino ECOLOGICO?

Ma i neuroni li hanno usati per farne elastici da fionda?



L'ecologia e' una strada in salita che nessuno vuole fare.
E' piu' bello pensare che qualcuno inventi la medicina a tutti i mali senza che ci sia richiesta FATICA. no?

sabato, aprile 11, 2009

Canon 590 is



Questa che vedete e' la resa della canon PowerShot A590 IS
i dati di targa parlano di 8,0 megapixel

sul catalogo NON SI PARLA ROBOANTE come i non marchi.

Risolve molto correttamente la riga da 1,9, ed e' praticamente un record per la fascia appena oltre i 100 euri.

il rumore e gli artefatti sono bassi.

I casi son 2:
O va veramente meglio di altre o il procio ci sta' a frega'
:-)

la risoluzione e' circa il 23% delle promesse....

Non e' un test esaustivo, non pretende di esserlo. E' un gioco. Si tratta di una cosa semplice e veloce, come annusare una torta senza mangiarla. Se qualcuno pretende di piu' da un blog del genere a me puo' stare bene: visto il tempo necessario per far meglio (=costi) posso sempre indicare dove inviare l'assegno occorrente.

venerdì, aprile 10, 2009

ECCOlogia!





Quando si vede qualcosa di ecologico, come ecoblog, grillo o i giornali tutto sembra semplice:
Per inquinare meno basta PENSARE ecologico, ma a fare la spesa si usa l'auto.
Per inquinare meno basta produrre meno spazzatura: ma poi si va al supermercato dove ci sono i blister antiatomici.
Per inquinare meno basta andare a piedi nella domenica ecologica, poi alla sera si prende l'auto per andare alla pizzeria fuoriporta...

Per inquinare meno basta un caricabatteria da 60 euri!


Se facciamo i conticini, ancora una volta evviva l'ecologia... del marketing

in realta', finita l'esaltazione e' CB da 220 universale con riserva di carica e con il plus del sole.



Se l'output e' 5V vuol dire che contiene batterie da 6V (1,2V/cella) 2200mAh.
L'unita' solare pompa 200mA (5V) in pieno sole di mezzodi' ed e' credibile.
Visto che il rendimento delle batterie e' circa il 60%
Visto che non possiede un inseguitore
Visto che abbiamo di mezzo un CB
Visto....

Quanto e' utile un affare che dietro ad una finestra provvidenzialmente rivolta ad ovest ci mette 10 giorni a caricarci il cellulare?

solare non e' ecologico, e' solo solare.
Ed e' inutilizzabile per un uso quotidiano.


Come sono cattivo.... :-P

lunedì, aprile 06, 2009

puzzoni?








Vediamo un po', leggiamo seguento l'elenco che volvo ci indica come i cantieri che seguono la nuova idea...

Azimut Yachts
Abati Yachts
Cranchi
Fiart
Salpa

mi sono rotto!

Nessuno vedibile senza flash!!!!
possibile che chi desidera un affare da 300.000 euri venga accompagnato alla porta da un cafone che dopo NON aver ottemperato agli standards, ti sbatte fuori?
Chissa' se anche in produzione e' usato tale metodo: bocchettone quadrato per il gasolio che non accetta le pompe standard? impianto elettrico a 45V, lampadine speciali e cellulari che esplodono?

Andiamo in uno stato piu' avanzato tecnologicamente, in USA dove non mi bloccano:
il rinomato cantiere chris craft ci illustra che a 31 nodi 13.26 m di barca del peso di 11,431 kg (manco fosse una vela: hanno usato il pongo?) con il serbatoio a secco, 300 su 1,514 liters, brucia 121 litri/ora.

Come dire che per percorrere 31 miglia, 57 km, occorrono 121 litri in condizioni ideali.
Chi si intede di nautica sa che con il mare normale, il serbatoio pieno, 3 o 4 persone a bordo, vuol dire che 150 litri esara' la norma.

In automobilese vuol dire 2.5 litri al km...

Volvo penta asserisce che e' gran cosa.
Davvero?


vediamo un po'
un affare lungo pesante 73.900Kg lungo 37,57 metri con 3.8 litri al km, praticampente consuma poco piu' che la barchetta, viaggia a 800Km/ora.
cosa e'?
un Airbus a320 con 180 passeggeri a bordo.

Troppo impegnativo andare cosi' veloce?

Boh, consoliamoci con un atr 42!

lunghezza 22,67 m velocità massima operativa 304 kts tas apertura alare 24,57m velocità di crociera 220 kts ias altezza 7,58 m tangenza pratica 25000 ft peso a vuoto 11250 kg quota di crociera da 16000 a 23000 ft peso massimo al decollo 18600 kg consumo orario in crociera 540 kg/h autonomia 1611 km

Ricapitolando:
I giornali che hanno tanto parlato di un'innovazione bestiale, il marketing che dice che e' tutto BBello VVerde e che coinsuma poco....

Ci stanno dicendo che una PICCOLA barca ultratecnologica superesaltante consuma come un grosso aereo e piu' di uno medio da 50 posti.

un'altro esempio della presa per il culo dell'impegno verde dell'azienda di turno.

Un tale sprolquio ci stava se la riduzione era veramente interessante, certo che progettare pianoforti assemblati da muratori e pretendere che viaggino a 30 nodi solo perche' ci si pianta due o tre motori da 500CV a poppa non si ottiene nulla.
L'ecologia non consiste nel passare da un consumo di 850 litri a 750 per fare 300Km con una barca di 13 miseri metri, ma di passare ALMENO a 150-300 solo per parlare di vantaggio in questa maniera roboante.

Cio' non si ottiene montando le eliche progettate per i siluri della marina italiana nei primi del 900 e spacciandoli per novita'. Gia', i siluri erano elettrici e dovevano andare dritti, cosi si invento' il sistema bielica controrotante.
Dopo molti anni, nel 1936, furono utilizzatidei piedi derivati da cio' su dei barchini esplosivi, vedi foto. Se guardate assomigliano in maniera IMPRESSIONANTE agli IPS.

Forse se si evitasse di aver barche quadrate e tozze, costruite in bassa tecnologia con carene identiche o quasi agli anni 40 si riuscirebbe a far qualcosa.

Gia' nel 1964 sul Lario entra in servizio un giocattolo, significativamente battezzato "Freccia del Lario", consuma come questo inquinante IPS ma e' lungo ben 21 metri pesa 31,63 t e vola a 35nodi.
Vuol dire che tutta la grande mennata della volvo penta e' piu' inquinante, piu' alta nei consumi, della tecnologia degli anni 60 che riesce a var viaggiare una barca grande il doppio e grossa il triplo con lo stesso gasolio.
Certo che la larghezza necessaria ai foil e' ingombrante all'ormeggio, ma un imbarcazione da 21 metri da 31t con lo scafo piatto e motori ips non puo' che consumare il doppio o il triplo. Se si montassero i nuovi motori common rail sulla "Freccia del Lario" dotata di motori da camion d'epoca e magari eliche piu' moderne fresate con il CNC la differenza potrebbe essere ancora maggiore.

Le barche recenti sono fatte per stare in porto, il resto, proclami frizzanti compresi, e' noia.


Quando sentite verde vuol dire che non hanno niente altro da dire.